“Aosta-Gran San Bernardo”. La corsa degli eroi verso il colle degli dei

Oggi, quando mancano 2 giorni alla partenza della XXXIV edizione della “Aosta-Gran San Bernardo” organizzata dal CAMEVA; e’ questa la storica corsa automobilistica in salita per decenni tra le più seguite e attese a livello internazionale, pubblico questo post in cui la storia dell’automobilismo si sposa all’archeologia, dato che il luogo d’arrivo della gara e il percorso che conduce a questo storico passo, costituiscono il sito archeologico più alto d’Europa!

Un post a quattro mani, dunque, scritto insieme a mio marito, Leonardo Acerbi, storico dell’arte, scrittore, autore di numerosi testi dedicati al mondo dell’automobile e delle corse e editorial manager presso la Giorgio Nada editore, casa editrice specializzata nel settore.

Partiamo insieme, allora, per un viaggio mozzafiato molto particolare in cui anche l’archeologia andrà … a tutto gas!

Da Aosta al colle del Gran San Bernardo toccando Signayes, GignodEtroublesSant-Oyen, e Saint Rhémy… Sono questi i paesi che, ancora oggi, si incontrano risalendo la SS n. 27 che dai circa 600 metri di Aosta conduce al Gran San Bernardo, uno fra i luoghi più suggestivi e carichi di storia non soltanto della nostra regione… Lungo questo tracciato, nel corso dei secoli, sono transitati eserciti, grandi condottieri, viaggiatori e… piloti. Proprio così, corridori che al volante di prestigiose automobili hanno dato vita, fra il 1920 e il 1957, ad una delle corse in salita di maggior rilievo nel panorama sportivo internazionale; una gara che, nell’ultima edizione, fu addirittura inserita nel calendario del Campionato europeo della Montagna.

Adolfo Macchieraldo su Cisitalia
Adolfo Macchieraldo su Cisitalia

UNA STRADA FATTA DI STORIA

La strada detta “delle Gallie” fu la prima opera pubblica che i Romani realizzarono in
Valle d’Aosta alla fine del I secolo a.C. La frequentazione, documentata fin dall’epoca
preistorica, dei due valichi dell’Alpis Graia (Piccolo San Bernardo) e dell’Alpis Poenina
(Gran San Bernardo), dimostra la persistenza dei tracciati di comunicazione, trasformati in età romana in una viabilità più strutturata, di cui si conservano ancora tratti significativi.

Sul piano della circolazione internazionale, la valle della Dora si inseriva nei percorsi
della rete delle vie imperiali, integrando l’asse nord-occidentale, in direzione di Lione e
della Gallia centrale, già attivo in età augustea, con la direttrice settentrionale del Gran San Bernardo, sistemata nel 47 d.C. per iniziativa dell’imperatore Claudio,
collegamento verso l’insediamento di Octodurus, poi denominato Forum Claudii
Vallensium (attuale Martigny, in Svizzera), da dove proseguiva per Aventicum (Avenches), capitale degli Elvezi, e la valle del Reno, alla volta della Germania.

ViadelleGallie

Salendo da Aosta al Gran San Bernardo si può raggiungere il sito archeologico noto come Plan de Jupiter dove, a partire dall’ Ottocento, sono stati scoperti i resti di un tempio dedicato a Juppiter Poeninus, e due edifici funzionali interpretati come appartenenti ad una mansio (area di sosta dove poter pernottare, rifocillarsi ed eventualmente riparare i carri o ferrare i cavalli). L’area archeologica misura complessivamente circa 1800 mq ed è caratterizzata anche dalla presenza ben visibile di resti dell’antica strada romana scavata nella roccia.

Il valico del “Grande” (come familiarmente viene chiamato dai Valdostani) è stato
per secoli uno dei luoghi di transito più importanti e strategici d’Europa malgrado
l’altitudine elevata (2.473 m).
Per raggiungere l’irregolare pianoro roccioso del Passo, il percorso è molto ripido e la
sua impostazione si è, come in molti altri casi, adeguata al severo ambiente alpino. Dell’intero percorso rimangono visibili solo pochi resti, che però hanno il vanto di essere le costruzioni romane più alte in quota di tutta l’Europa.
Un tratto dell’antica carreggiata è riconoscibile tra gli ultimi tornanti prima del valico, dove per una sessantina di metri la sede stradale è stata ricavata tramite una larga incisione nella roccia.

L'antica strada romana ricavata a scalpello nella roccia all'arrivo sul Plan de Jupiter
L’antica strada romana ricavata a scalpello nella roccia all’arrivo sul Plan de Jupiter

Nella conca del Plan de Jupiter si conservano, soltanto come debole traccia, anche diversi edifici di supporto alla sosta di viaggiatori e animali, ricavati spianando intere zone di roccia ed incidendone lo spessore con un progetto unitario. Questi circondano una rupe definibile come “sacra” dove sono state rinvenute numerose monete, presumibilmente lasciate come ex voto.

Nel cerchio evidenziato l'ingombro del tempio di Giove Pennino (S. Bertarione)
Nel cerchio evidenziato l’ingombro del tempio di Giove Pennino (S. Bertarione)

Un piccolo tempio romano-gallico aperto verso la strada è testimoniato solo dai tagli di fondazione nella roccia.  Nei pressi di questo luogo di culto furono rinvenute parecchie tavolette votive in bronzo, lasciate per ringraziare Juppiter Poeninus del viaggio fortunato e per chiedere un ritorno sicuro (“PRO ITU ET REDITU”).

Tracce del tempio di Giove Pennino incassato nella roccia (foto S. Bertarione)
Tracce del tempio di Giove Pennino incassato nella roccia (foto S. Bertarione)
Statuetta miniaturistica in bronzo raffigurante Giove Ottimo Massimo seduto in trono rinvenuta al Gran San Bernardo (scavi Framarin 2006, foto S. Galloro)
Statuetta miniaturistica in bronzo raffigurante Giove Ottimo Massimo seduto in trono rinvenuta al Gran San Bernardo (scavi Framarin 2006, foto S. Galloro)

Oggi, grazie alla statale e al comodo tunnel, inaugurato nel 1964, può non essere immediato immaginare l’immane fatica e gli incredibili lavori fatti dal genio Romano per realizzare un simile percorso in un ambiente così ostile dove, nonostante le temperature più miti e gli inverni più brevi e meno nevosi dovuti al cosiddetto optimum climaticum, il pericolo di slavine e frane era letteralmente incombente.

traforo GSB

Il tracciato storico resta poco al di sotto della strada statale: esce dal villaggio di Saint-Rhémy e risale la stretta valle lambendo il torrente Artanavaz. Superato il congiungimento con la statale e oltrepassati diversi ruscelli, si abbandona la traccia principale (variante napoleonica) e si affronta la salita più impegnativa con sei tornanti. A tratti, dall’erba, affiorano il selciato e le canalette in pietra per lo scolo delle acque.

Superata la conca di Fonteinte, dove pochi anni fa sono stati individuati altri resti relativi a strutture di sosta di epoca romana, fra imponenti pareti di roccia e reconditi nevai inizia la lenta traversata del pendio di Tzermanaire, ai piedi dell’inquietante guglia rocciosa detta Tour des Fous, che la leggenda locale ritiene un rifugio di demoni o di razziatori saraceni.

A destra la minacciosa Tour des Fous (foto Enea Fiorentini)
A destra la minacciosa Tour des Fous (foto Enea Fiorentini)

Forse quegli stessi terribili demoni responsabili di immani tragedie, le vittime della montagna travolte da scariche di sassi e spaventose valanghe che fu proprio San Bernardo a catturare ed annientare!

La statua di San Bernardo al Gran S. Bernardo (Hervé Eklablog)
La statua di San Bernardo al Gran S. Bernardo (Hervé Eklablog)

Ma ora, dopo una doverosa presentazione del percorso in chiave storico-archeologica, lasciamo spazio al rombo dei motori e agli eroi protagonisti di questa corsa: i piloti!

IN SALITA TRA ALLUNGHI E TORNANTI

Da subito, l’Aosta-Gran San Bernardo si distingue per la lunghezza e le difficoltà tecniche del tracciato che per circa 34 chilometri alterna improvvisi allunghi ad impegnativi tornanti, inerpicandosi verso il Colle, con la linea del traguardo posta nei pressi dell’Ospizio dove la strada, ancora nel 1957, è sterrata!

Aosta-Gran San Bernardo. Una Fiat 514 alla partenza (attuale viale Ginevra, Aosta) nel 1939 (foto concessa da Massimo Acerbi)
Aosta-Gran San Bernardo. Una Fiat 514 alla partenza (attuale viale Ginevra, Aosta) nel 1939 (foto concessa da Massimo Acerbi)

“La dolce pendenza con ampie curve che dalla linea di partenza conduce a Gignod, consente ai motori il massimo sviluppo; su di essa le macchine hanno filato a più di cento chilometri all’ora. Poi la strada si fa più stretta e resa pericolosa da curve assai difficili, specialmente il passaggio tra i casolari di Etroubles e di Saint-Oyen appare quanto mai arduo”, riportava il cronista, già all’ indomani della prima edizione del 1920, vinta da Conelli su FAST.

Partenza dall'attuale viale Ginevra di fronte all'ospedale "U. Parini"; ancora esistente il vecchio cimitero di Santo Stefano con la cappella neogotica di Saint-Jean-de-Rumeyran - - 1956 (foto gentilmente concessa da Massimo Acerbi
Partenza dall’attuale viale Ginevra, di fronte all’ospedale “U. Parini”; ancora esistente il vecchio cimitero di Santo Stefano con la cappella neogotica di Saint-Jean-de-Rumeyran – 1956 (foto gentilmente concessa da Massimo Acerbi

GRANDI AUTO E INDIMENTICABILI PILOTI

Le altre sette edizioni che si disputano prima della Seconda guerra mondiale vedono imporsi nomi del calibro di Ferdinando Minoia su Mercedes nel 1921 (stesso anno in cui, al via, si presenta anche “un certo” Enzo Ferrari, all’epoca ancora soltanto nei panni di pilota) o Alfieri Maserati su Diatto nel biennio 1922-1923 (poi fondatore dell’omonima Casa automobilistica nel 1926).

Il curvone di Etroubles nel 1955- foto di P. Marchetti gentilmente concessa da Sandra Moschella
Il curvone di Etroubles nel 1955- foto di P. Marchetti gentilmente concessa da Sandra Moschella

Ma è nel dopoguerra che, anno dopo anno, l’importanza e la notorietà della “salita” al Gran San Bernardo crescono in maniera esponenziale. Ben lo sanno i vertici dell’Automobil Club di Aosta che dal 1947 al 1957 la organizzeranno ininterrottamente ed è in quel periodo che, per alcuni giorni all’anno, la Valle d’Aosta diventa capitale dell’automobilismo internazionale. In piazza Chanoux ad Aosta ruggiscono i motori delle Case più importanti con le prime Ferrari che arrivano già nel 1948, cui si aggiungono Alfa RomeoCisitaliaGordiniLancia e Maserati.

Aosta-Gran San Bernardo. Verifiche tecniche in piazza Chanoux ad Aosta-1951 (foto concessa da Massimo Acerbi)
Aosta-Gran San Bernardo. Verifiche tecniche in piazza Chanoux ad Aosta-1951 (foto concessa da Massimo Acerbi)

Altrettanto prestigiosi i piloti che le guidano: da Giovanni Bracco ad Hans Stuck, da Piero Taruffi a Willy Daetwyler senza dimenticare “gente” del calibro di Eugenio Castellotti che nel 1954 nella sua trionfale salita al colle, “brucia” il tratto Aosta–Etroubles a 100,017 km/h di media, o il grandissimo Umberto Maglioli che nel ’55 a bordo della sua Ferrari fila dal capoluogo al Colle in 22’36”4 a 89,946 km/h di media, record poi rimasto imbattuto.

Aosta-Gran San Bernardo. Spettatori assiepati a Fonteinte, 1955-foto Moisio
Aosta-Gran San Bernardo. Spettatori assiepati a Fonteinte, 1955-foto Moisio

Paesaggi straordinari, curve tra le più belle ed impegnative d’Europa, atmosfere d’altri tempi che si rinnovano con le auto d’epoca e l’eredità di una gara dal sapore unico; dall’elegante piazza Chanoux, parterre d’eccezione, fino allo storico valico avvolto nel mito, sabato 8 e domenica 9 giugno correranno e romberanno i ricordi e le emozioni di una corsa da non dimenticare!

(Stella Bertarione e Leonardo Acerbi)g

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