A spasso per Aosta…piccola Roma tra i giganti delle Alpi

Valle d’Aosta: vi riempirete gli occhi (ed il cuore) di pascoli, sentieri, boschi, alpeggi e… mucche! Paesaggi a dir poco incantevoli; una natura selvaggia, basica, dove l’essenziale è tutto ciò che ti serve! Ma se un giorno, per mille motivi, deciderete di non salire in quota, magari solleticati da scorci fugaci intravisti nelle rapide ma frequenti passeggiate in centro, allora è tempo di scoprire Aosta, colonia augustea dal nome altisonante: Augusta Praetoria Salassorum.

E cito il “maestro” Battiato nella sua “Delenda Carthago”: “Per terre ignote vanno le nostre legioni a fondare colonie a immagine di Roma”.

2000 ANNI DI GRANDE BELLEZZA

Ha più di 2000 anni questa città fondata nel 25 a.C. dall’ imperatore Ottaviano Augusto e, oltre a portarli molto bene, li sa anche raccontare a chi vuole conoscerla più da vicino!

Volendo essere “topograficamente” e filologicamente corretti, occorre entrare in città dall’antico ponte romano che attraversa il torrente Buthier. Corso Ivrea, “periferia” est della città: qui è facile individuare la sagoma arcuata di questo bel ponte in grossi blocchi di arenaria locale che, oggi, è inserito in un grazioso giardino fiorito. Ebbene sì, una disastrosa alluvione dell’XI secolo ha letteralmente spostato il corso del Buthier di alcune decine di metri e il ponte costruito dai Romani si è poco a poco trasformato nel cuore di une vero e proprio piccolo borgo.
Da qui l’occhio corre immediatamente all’ imponente Arco onorario di Augusto: la città, con le sue mura, ormai è vicinissima! Un’infilata prospettica dall’assialità inappuntabile collega il ponte all’arco e quest’ultimo al Decumano Massimo, la via principale che da est portava alla porta ovest della città romana. Certo nei secoli la città è cresciuta e le case, dal Medioevo in poi, si sono “mangiate” l’ampia strada romana, ma nonostante tutto leggere il reticolato antico non è così difficile.

LA CITTA’ DI AUGUSTO NELLA TERRA DEI SALASSI
I negozi della vivace via Sant’Anselmo ci conducono alla scoperta della Porta Praetoria: fantastica! Una delle pochissime porte romane doppie col cavaedium, il cortile d’armi centrale! Solo da poco è stata rimessa a nudo la sua intera volumetria, quella verticialità che gli accumuli secolari dovuti ad esondazioni e lavori edili avevano mutilato; oggi si può nuovamente apprezzare la sua notevole mole attraversandola su passerelle ancorate alla strada attuale. Purtroppo alcuni problemi e ritardi hanno impedito di portare a termine l’intervento di valorizzazione del sito e, per ora, sotto le passerelle vedrete dei mucchi di sacchi di sabbia il cui compito è quello di proteggere la strada romana dalle intemperie (e non solo)…o meglio, “le strade” e non solo romane…tanti sono stati gli interventi e i rimaneggiamenti che hanno interessante questo luogo cruciale della città! Immaginando l’effetto scenografico originario, è facile comprendere l’impressione che doveva suscitare negli antichi…L’immagine della potenza di Roma ai piedi delle Alpi!
Siamo sul lato est delle mura; ma lo sapete che Aosta può vantare un circuito di mura romane quasi completo?! E con un totale, sull’intero perimetro, di ben 20 torri!
Svoltiamo a destra ed entriamo nell’antico quartiere degli spettacoli. L’inaspettata facciata del teatro romano ci accoglie dall’alto dei suoi 22 metri… incredibile! Augusta Praetoria non aveva un teatro come tanti, all’aperto, ma inserito in un perimetro di mura: che fosse coperto? La suggestione di vedervi una sorta di odeion è forte, ma va anche detto che sarebbero servite travi per il solaio lunghe almeno 42 metri… Dunque ancora l’incertezza è tanta… ma il fascino è abbagliante! Siamo in Valle d’Aosta, eppure le tracce di Roma antica sono ovunque, palpabili e avvolgenti! L’Anfiteatro, invece, si nasconde al di là di un muro di recinzione che separa l’area del teatro dal giardino-frutteto delle Suore di San Giuseppe. L’anfiteatro non è mai stato oggetto di campagne di scavo specifiche e non è inserito negli abituali circuiti di visita; ma se provate a suonare il campanello del convento, le suore, sempre molto gentili ed ospitali, saranno liete di aprivi e di accompagnarvi in questo luogo fuori dal tempo…i resti delle volte si ergono tra i meleti e alcuni tratti di ambulacra oggi ospitano galline e conigli. E’ come entrare in una stampa del ‘700 o in un disegno del Newdigate!

La nostra passeggiata archeologica prosegue alla volta di piazza della Cattedrale, luogo anticamente occupato dall’immenso foro romano. Effettivamente si vede poco; si intuisce appena il podio di uno dei due templi gemelli che dovevano svettare sulla terrazza sacra ( e volendone immaginare l’antico aspetto, pensate al tempio di Augusto e Livia a Vienne o alla nota Maison Carrée di Nimes), ma la sorpresa è tanta quando ci accorgiamo che Aosta possiede un vero e proprio gioiello segreto: il criptoportico! Già il nome suona un po’ “esotico” e misterioso; scendiamo alcuni gradini che ci portano alla quota del piano di spiccato dei templi e, da qui, scendiamo ancora attraverso una breccia aperta in epoca basso-medievale… Ci ritroviamo improvvisamente in una galleria a due navate con un’imponente fila centrale di pilastri. Sarà anche l’illuminazione soffusa, la musica in sottofondo scelta ad hoc… ma c’è un’atmosfera che è difficile descrivere… bisogna venirci! Si trattava di un sistema di gallerie a forma di U rovesciata che i Romani avevano costruito per sopraelevare la terrazza dei templi contenendone il terrapieno; ma contemporaneamente era un luogo di elegante passeggio dove, forse, gli imperatori e i “VIP” di Augusta Praetoria esponevano i loro ritratti o comunicavano le loro iniziative a favore della comunità. In tutta Europa di criptoportici forensi ce ne sono in realtà più di 30, ma quello di Aosta è sicuramente tra i meglio (per non peccare di superbia dicendo “il meglio”) conservato!

IL “MAR.. nostrum”
Questo giro ci ha fatto scoprire una città dalla storia lunghissima che si rivela poco a poco, che va scoperta…E non è finita: salendo verso la prima collina possiamo visitare anche i resti di una enorme villa privata, che in origine era parecchio fuori città trovandosi a 400 metri in linea d’aria dalle mura settentrionali: una villa rustica di campagna, ma molto raffinata (ha addirittura piccole terme private!). La villa della Consolata: è questo il nome della località in cui si trova. Chissà chi ci aveva abitato qui..sicuramente qualcuno di molto ricco ed importante…lavorando di fantasia mi piace pensare sia stato, almeno per un certo periodo, proprio Aulo Terenzio Varrone Murena, cioè il generale che riuscì a domare definitivamente i fieri Salassi.
Si torna quindi in città, per l’esattezza si può raggiungere “Croce di città”, ossia il punto in cui Decumano e Cardo Massimi si incrociano; da qui si prende verso nord per arrivare in piazza Roncas e visitare l’interessante Museo Archeologico Regionale, il MAR, dove vedere alcuni dei tanti oggetti che il sottosuolo di Aosta e della Valle restituisce ad ogni scavo. Un museo non grande ma molto ben curato e strategicamente allestito, a ingresso gratuito, dove viaggiare indietro nei millenni e conoscere la lunga e densa storia di queste montagne, di questa regione di confine piccola ma cruciale, luogo di transito e di scambio per popoli e culture al di qua e al di là delle Alpi.
Questa visita sarà un’esperienza “a ritroso” che, davvero, non ci si potrebbe aspettare in una cittadina alpina ai piedi dei famosi ” 4 4000″ d’Europa!
E voi? Avete mai visitato Aosta? Capirete in fretta perché la chiamano “Roma delle Alpi”!

Stella

Tra boschi, rocce ed acque: Pont d’Ael… l’archeologia che non t’aspetti!

Poco visibile e defilato, il grazioso villaggio di Pondel, nonostante la sobria apparenza, è invece una tappa importante per ogni viaggiatore appassionato di storia e archeologia che desideri scoprire il patrimonio valdostano. E lo è ancora di più in quest’estate 2014, cioé nell’anno in cui ricorre il bimillenario della morte dell’imperatore Augusto.

È qui, infatti, che sorge il Pont d’Aël, un impressionante ponte-acquedotto risalente all’anno 3 a.C., frutto dell’ingegno e dell’operosità del padovano Caius Avillius Caimus.

Dopo aver lasciato l’auto al parcheggio situato all’ingresso del villaggio, si percorrono poche decine di metri passando nella stretta viuzza che si insinua tra le case; sulla sinistra si noterà la cappella e, un poco oltre, sulla destra, la vecchia scuola del villaggio da poco ristrutturata: una casetta rosata, su due piani, con gli infissi azzurri. Gerani color rosso brillante, giardini e abbaiare di cani vi accompagneranno fino ad una strettoia fiancheggiata da una rimessa e da un rudere quasi completamente crollato. Ma voi, andate avanti!

Quasi all’improvviso, increduli, davanti ai vostri occhi si aprirà uno scenario assolutamente inatteso. Il villaggio finisce e la sponda rocciosa si getta, ripida, nel torrente Grand Eyvia che, impetuoso e gonfio, scende veloce dalla valle di Cogne.

Un’unica arcata, poderosa e tenace, ampia quasi 15 metri, scavalca la forra ad un’altezza di 56 metri dal corso d’acqua sottostante. Tutt’intorno irte e strapiombanti pareti rocciose ricoperte di fitte edere e boschi, latifoglie e conifere, quasi a perdita d’orizzonte. E’ il Pont d’Ael. Il Pons Avilli,qui realizzato da un intraprendente e ricco padovano attivo nel settore dell’edilizia ormai più di 2000 anni fa, in piena epoca augustea.

Un grandiosa opera idraulica. Un ardito ponte-acquedotto suddiviso su due livelli: un percorso scoperto superiore, oggi percorribile a piedi, ma che in origine costituiva il canale idrico dove passava l’acqua; un altro sottostante, coperto, utile al transito di uomini e animali. Un’infrastruttura privata, come recita a lettere cubitali l’epigrafe ancora in posto al centro della facciata che guarda verso valle, probabilmente voluta per incanalare l’acqua verso le cave di marmo di Aymavilles. Il tracciato completo, in parte ancora esistente, in parte obbligatoriamente ricostruito a tavolino, vede un’opera di presa situata a 2,5 km più a monte rispetto al ponte, lunghi tratti, ancora percorribili, ritagliati nel banco roccioso e sapientemente adattati al profilo morfologico della montagna e, il punto sicuramente più spettacolare, Pont d’Ael, dove l’acqua cambia versante.

Un percorso di visita ad anello realmente emozionante. Si passa in quello che gli archeologi chiamano “specus“, cioé l’antico condotto idrico, risalendo a ritroso rispetto all’originario senso di scorrimento dell’acqua. Giunti in sinistra orografica si scendono alcuni scalini per raggiungere uno dei due ingressi originali del camminamento coperto pedonale. Una vista che mozza il fiato; un cambio di prospettiva che fa sembrare questo monumento ancora più imponente, così aggrappato sulle rocce, umide e lucide per la risalita del vapore acqueo.

Una volta entrati…aspettate che gli occhi si abituino alla penombra e poi…Poi vi renderete conto che sotto i vostri piedi c’è il vetro, illuminato dal basso, e vedrete un vuoto profondo ben 3 metri. Un glassfloor davvero originale ed inatteso!Quel vetro sostituisce l’antica presenza del tavolato ligneo dove gli operai e il dominus Avillius camminavano, ma al di sotto oggi si può apprezzare la struttura stessa del ponte-acquedotto. Un’infilata impressionante di spazi cavi e tramezzi in muratura: una struttura, quindi, organizzata “a camerette” in modo da essere leggera ed elastica, senza però rinunciare alla necessaria stabilità!

Si percorrono in trasparenza i 50 metri di lunghezza del ponte e si ritorna in destra orografica; si supera l’altro accesso d’origine, rimasto per lunghi secoli chiuso e inutilizzato, e si esce..di nuovo sul vuoto! Sì, perché là dove un tempo i Romani passavano su un ampio sentiero ritagliato nel banco roccioso e poi franato nel torrente, oggi c’è una panoramica passerella in acciaio che consente di ripercorrere il loro stesso tragitto! Una cosa che da secoli non si poteva più fare!

La passerella conduce quindi all’interno di un piccolo edificio che, da rudere dismesso, è ora un piccolo ed accogliente centro visitatori dove poter reperire le informazioni essenziali. Il suo allestimento, certo, non è ancora completo, ma i lavori fatti sono stati ingenti.

Una visita incredibile…un’archeologia romana alpina che davvero non ti aspetteresti mai!Oltretutto in un sito che possiede anche un’altra particolarità: il Pont d’Ael è pure un’Area naturale protetta abitata da oltre 96 specie diverse di splendide farfalle. Senza dimenticare che, da qui, passano numerosi sentieri…perciò, le passeggiate, con tutta la famiglia, sono assicurate!

Possiamo quindi dire che il Pont d’Aël, con la sua inaspettata grandiosità, il suo incredibile stato di conservazione, e una straordinaria cornice paesaggistica che senza dubbio ne aumenta fascino e valore, ha tutte le carte in regola per ricominciare a raccontare la sua storia bimillenaria anche ai più esigenti visitatori del XXI secolo.

Stella