Monte Bego. Il “meraviglioso” regno di roccia del Dio della Tempesta

Quando odi tra i monti il cupo rimbombo del tuono che riecheggia e si spande tra le valli; quando vedi scuri nuvoloni addensarsi sulle vette e poi piano piano sfrangiarsi e arrotolarsi tra i boschi impigliandosi nei rami dei pini… Ebbene, è quella la voce del Dio della Tempesta!

Giusto 2 anni fa ho avuto finalmente il privilegio di andare di persona alla corte di questo dio misterioso, amato e temuto. Vi voglio raccontare questo viaggio e portarvi con me appena oltre confine: a #Tenda ( per dirla in francese, Tende), nel dipartimento delle Alpi Marittime. Dalla Valle d’Aosta non è lontano: direzione Cuneo, poi Limone Piemonte e via verso il tunnel del colle di Tenda.

Una valle lunga e stretta, dalla natura severa ma dai villaggi incantati. Una specie di piccola Valle d’Aosta “al contrario” dove, nonostante si sia in territorio francese, quasi tutti hanno cognomi italiani, le insegne dei locali e degli alberghi sono spesso in italiano così come i nomi delle strade, delle piazze… tutti capiscono e molto spesso parlano l’italiano. Una terra di confine che nel tempo è sempre stata sballottata dagli eventi e dalla geo-politica un po’ di qua e un po’ di là!

#Tenda è abbarbiccata sul pendio di un monte; sembra quasi uno di quei pittoreschi borghi del Centro Sud d’Italia. Le case strette le une alle altre e la grande chiesa lassù, in alto, nascosta tra i vicoli ma splendente di una facciata color corallo. E ancora più sù, miracolosamente “sospeso” su una cresta rocciosa, il castello dei Conti Lascaris, arricchitisi grazie all’esazione di “salati” pedaggi lungo la… Via del Sale (non a caso).

Prima tappa (imperdibile!) il Museo “delle Meraviglie”, nel centro di Tenda. Ma perché si chiama così? Perché al suo interno custodisce le “meraviglie” di quest’area disegnata, incisa nel senso più letterale del termine, dallo scorrere della storia. Una Storia con la “S” maiuscola, plurimillenaria, che ha iniziato a lasciare tracce sin dal VI millennio a.C., in epoca neolitica. Siamo infatti nella Valle delle Meraviglie, inserita insieme alla vicina Valle di Fontanalba, nel Parco naturale del Mercantour.

Una Valle dal nome fiabesco che le credenze popolari hanno, però, sempre un pò temuto. I pastori sapevano di quegli strani segni incisi sulle lisce pietre levigate da antichi ghiacciai ormai scomparsi. Una valle dall’aspetto lunare…direi assai simile alla nostra zona del Mont Avic, nella sua parte più alta. Strani segni, dicevamo… Figure zoomorfe e geometriche incise sulle rocce. Decine, centinaia, migliaia… a perdita d’occhio! Adagiate ai piedi della vetta rocciosa del Monte Bego (2872 metri), le valli delle Meraviglie e di Fontanalba presentano un interesse archeologico, etnografico e naturalistico unico!

Un paesaggio geologico glaciale dal fascino pervasivo racchiude circa 40.000 incisioni rupestri per la maggior parte datate tra IV e III millennio a.C.! Oltre 4.000 rocce, infatti, presentano segni con caratteristiche ricorrenti. Primeggiano i “cornuti”, i segni interpretati come bovidi, spesso affrontati tra loro… sì, un pò come nelle “batailles des reines”! Anzi, al Museo di Tende sono anche visibili degli oggetti in pietra ed in osso raffiguranti questi bovini (molto stilizzati) con grandi corna! Le corna, simbolo dei grandi bovini, dei tori. Il toro, sin dalla notte dei tempi e in numerose culture, animale totemico legato alla forza, alla virilità, ma anche al dirompere dell’acqua. Si pensi alle classiche divinità dei fiumi nel mondo greco, romano e medio-orientale assimilate a tori. Singoli, aggiogati o affrontati..questi animali ricorrono spessissimo; un leit-motiv quasi ossessivo! Costanti, ripetuti, ricalcati… una sorta di litania di pietra sulla pietra…

Insieme ai bovini altri segni tra i quali si distinguono dei quadrati suddivisi al loro interno di parcelle, come delle scacchiere: i campi coltivati? Dei villaggi cintati visti dall’alto?

Ma appaiono anche oggetti: molti pugnali, ma anche alabarde. Strumenti guerrieri, aristocratici, ma anche cultuali. Pugnali interpretati anche come fulmini, come le saette brandite dal dio delle tempeste. Potevano non provarne paura le popolazioni della zona incapaci di interpretare questi segni? La storia alla base della leggenda. La leggenda che nasconde e dissimula la storia.

Ecco da cosa sono nate le diverse credenze. Valli abitate da demoni e  da streghe; valli dove poteva essere molto pericoloso attardarsi, perdersi..magari per non tornare mai più! Non è lontana da qui la Valmasca (in Piemonte) il cui nome include lei, la “masca”, ossia la “strega”. Splendide escursioni, a piedi o con l’aiuto di mezzi 4×4, si possono fare tra Francia e Italia, in questa zona così vissuta, segnata, contesa. Tra la Via del Sale, la Strada Reale sabauda e una costellazione di fortificazioni e casematte.

Valli abitate da esseri fantastici e temibili. Un’altra vetta laterale della Valle delle Meraviglie ancora oggi si chiama la Cima del Diavolo; si dice che quando il tempo peggiora, le prime nuvole minacciose, nere, cariche di pioggia, arrivino proprio da lì… oltre che dal Monte Bego, vero sovrano di questo luogo. Assomiglia al Mont Avic: isolato, appuntito, ruvido e spigoloso. Lassù, si narra, risiede le Dieu de l’Orage, il Dio della Tempesta. E infatti lassù, in vetta, non ci sono segni. Lassù non servono perché è la casa del dio; il divino è immanente! Quel dio tanto invocato e pregato proprio attraverso le migliaia di segni ed incisioni sparsi in queste valli così scabre, dove stagionalmente appaiono laghi effimeri simili ai laghi incantati delle fate; dove le piogge abbondanti e violente trasformano gli scivoli rocciosi in terribili cascate d’acqua. Una terra di pastori, perlopiù. Una terra dove l’acqua è preziosa, indispensabile. Dove per avere quest’acqua così sospirata bisogna pregare, e tanto, ancora oggi!

Qui si possono fare delle escursioni “meravigliose”… meravigliose per davvero, nel senso letterale del termine! Ve lo racconto perché le ho fatte! Con l’aiuto di una delle bravissime e preparatissime guide locali potrete inoltrarvi in questo magico regno di roccia e scoprire, leggere ed interpretare queste “preghiere” su pietra lontane millenni. Ma non solo: c’è un’iscrizione latina dal gergo un po’… triviale. E brani di preghiere cristiane; addirittura un’immagine taurina trasformata in volto di Cristo! E nomi, date, firme…ricordi.. che si perdono tra vite di pastori e di soldati, quassù, dove il mondo è lontano, apparentemente inafferrabile. Vi giuro che mi sto ancora emozionando adesso che vi scrivo di questi luoghi, di questi orizzonti, di queste vette. Due volte sono stata qui e per due volte, pur con una mattinata di sole, nel pomeriggio abbiamo udito quella voce cupa ed inconfondibile… la voce del tuono, accompagnata dalla pioggia. La nostra escursione-preghiera aveva funzionato? Oppure il Dio della Tempesta manifestava la sua ira?

E infine arrivi là, davanti allo “sciamano”: così è chiamato un segno composto da altri segni combinati tra loro cui si aggiungono, lateralmente, delle “manine” reggenti due pugnali. Lo Sciamano, non a caso, “guarda” direttamente verso la cima del Monte Bego. E’ lui, il sacerdote più importante, il mezzo, l’ambasciatore, il tramite tra l’uomo e la divinità.

E quando poi ritorni a valle ancora te la senti dentro (certo, se si è sufficientemente sensibili) quell’energia, quella sottile ma palpabile magia emanata dalle rocce. Hai avuto il privilegio di recarti al cospetto del Dio della Tempesta, ripetendo dei passi e ricalcando dei sentieri percorsi da migliaia di uomini per migliaia e migliaia di anni.

Stella

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