Abbagliati dall’ “Aosta” lusitana. Mérida, l’antica Augusta Emerita

Eccoci amici! Pronti per partire di nuovo? Vi avviso che oggi il viaggio si fa lungo… eh, sì! Dalla nostra Augusta Praetoria voglio portarvi fino in Spagna, in quella che era l’antica provincia di Lusitania. E’ vero che oggi con l’aggettivo “lusitano” si intende qualcosa di “portoghese” e in effetti il grosso dell’antica Lusitania è proprio l’attuale Portogallo. In epoca imperiale romana, però, questa meravigliosa città che oggi visiteremo insieme ne faceva parte e oggi solo per pochi km è in terra iberica. Si tratta di Augusta Emerita, oggi Mérida, patrimonio UNESCO dal 1993! Ricordo che in una puntata di “Passaggio a Nord-Ovest” Alberto Angela la definì la “Roma di Spagna”, da visitare sotto quel sole accecante che accende gli orizzonti iberici e quel calore capace di creare miraggi. Il miraggio di Roma antica in Extremadura.

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Inforchiamo dunque l’ormai famigliare Strada romana delle Gallie fino a Lugdunum (Lione). Da qui proseguiamo verso ovest, verso l’Atlantico, in direzione di Burdigala (Bordeaux) passando da Augustonemetum (letteralmente il “bosco sacro di Augusto”, attuale Clermont-Ferrand) e Augustoritum (ossia “guado di Augusto”, attuale Limoges) per poi seguire la costa oceanica fino a Donostia-San Sebastiàn. Da qui la strada rientra di nuovo in direzione Burgos, Valladolid e Salamanca fino ad arrivare, finalmente, a Mérida. Un viaggio non da poco: quasi 1800 km!

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Augusta Emerita-ricostruzione grafica (da romeonrome.com)

Una città abbagliante, come ho scritto nel titolo. Bella, anzi, strepitosa! Colorata, vivace, piena di attività e manifestazioni. Ormai sono trascorsi parecchi anni da quando ci sono stata, ma il ricordo è vivissimo! Per certi aspetti il centro può ricordare quello di Aosta. Strade dense di bar e ristoranti sulle quali si aprono, quasi inaspettatamente, dei vicoli che ti incuriosiscono; li prendi e, in fondo, ti ritrovi affacciato su un maestoso tempio romano.

Oppure, passeggiando in una sera d’estate, decidi di perderti davanti allo spettacolo di un incredibile teatro romano illuminato da un trionfo di luci colorate.

Oppure ancora dover attraversare un ponte romano per entrare in città… Sono tanti gli elementi che accomunano Mèrida ad Aosta, tra cui anche l’anno stesso di fondazione: il 25 a.C.! E non solo; anche il tipo di fondazione, ossia una colonia assegnata a “emeriti” veterani meritevoli dell’esercito (da noi rappresentati dai veterani della Guardia Praetoria al servizio personale dell’imperatore). Qui ad Augusta Emerita si trattava dei veterani delle Legiones X Gemina e V Alaudae, che avevano strenuamente combattuto nelle battaglie cantabriche (tra 29 e 19 a.C.). La X Gemina era – si dice – la preferita di Giulio Cesare, o quantomeno la prima di cui si servì nelle guerre in Gallia; emblema il Toro, simbolo di Venus Iulia, dea protettrice della gens omonima. Anche la V Alaudae era una legione creata da Giulio Cesare e composta in prevalenza da soldati di origine provinciale arruolati tra i Galli Transalpini. Suo emblema l’elefante, in memoria del coraggio dimostrato contro i fieri pachidermi sul campo di battaglia di Tapso (in Tunisia) nel 46 a.C.

Ma dedichiamoci alla visita della città.

Due le visite solitamente considerate “imperdibili”: quella al “quartiere degli spettacoli” composto da teatro ed anfiteatro, e quella al meraviglioso Museo Nazionale di Arte romana. Anche se a mio avviso è tutto imperdibile… Vogliamo parlare dello straordinario acquedotto di Los Milagros?! O del maestoso ponte sul fiume Guadiana?! Per non parlare del circo, edificato sul modello del Circo Massimo di Roma, con oltre 400 m di lunghezza e 100 m di larghezza…

Ma andiamo con un certo ordine. Il “quartiere degli spettacoli”, dicevamo. So che questa indicazione topografica vi suona famigliare; sì, perché anche ad Aosta l’accoppiata “teatro-anfiteatro” viene di norma indicata così! E, come ad Aosta, anche a Mèrida i due edifici sono abbinati; sorgono, infatti, tra loro ravvicinati e confinati nell’angolo nord-est della colonia (come da noi!). Certo la pianta di Mèrida è più irregolare e movimentata rispetto a quella di Aosta, ma la posizione in rapporto al reticolato urbano è la stessa, naturalmente all’interno delle mura.

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Il teatro, eretto tra 16 e 15 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, braccio destro e luogotenente di Augusto, poteva ospitare ben 6000 spettatori ed è un vero trionfo di spettacolare monumentalità. Conservatosi benissimo, ancora oggi si mostra in tutta la sua struggente, emozionante bellezza, fatta di marmi preziosi e decori scultorei. Incredibile la scaenae frons (ossia il muro di scena che chiude il palco alle spalle e che purtroppo ad Aosta è del tutto scomparso), alta oltre 30 metri, leggibilissima nei suoi due livelli di colonnato e nella distribuzione dei tre ingressi riservati agli attori: la porta regia, al centro (per gli attori principali) e le due hospitales ai lati. Doveste mai capitare qui in prossimità del tramonto, godetevi questa meraviglia avvolta nelle calde luci aranciate degli ultimi raggi: vi toglierà il fiato!

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Il teatro romano (da nationalgeographic.com)

Il vicino anfiteatro venne costruito nell’8 a.C. (come da iscrizione rinvenuta in loco), poteva contenere circa 15.000 spettatori ed è separato dal teatro per mezzo di una strada secondaria di servizio. Oggi risulta ben conservata solo l’ima cavea (quindi le gradinate inferiori) e solo alcune parti dei gradoni mediani. Un podio in granito separava le gradinate dall’arena, a protezione degli spettatori. Visibili resti di ambienti utilizzati per la custodia delle belve e/o dagli stessi gladiatori. Lungo 126 mt per una larghezza di 102, supera (seppure non di molto) le dimensioni dell’esemplare aostano con i suoi 94.50 mt di lunghezza per 73,60 di larghezza.

Ben due i fori della colonia. Uno legato probabilmente ai riti della provincia (con la persistenza di culti autoctoni “rivisitati”) ed un altro dedicato al culto imperiale e alle necessità amministrativo-commerciali della colonia. In quest’ultimo trova posto il tempio cosiddetto “di Diana”: un magnifico esastilo su podio di ordine corinzio intitolato, in origine, al culto imperiale. I suoi resti vennero utilizzati come base per la costruzione del palazzo dei conti di Corbos, cosa che lo protesse dalla distruzione.

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Cosiddetto “Tempio di Diana” (da balneariodealange.com)

Impressionante l’acquedotto detto de “Los Milagros”. Con i suoi 3 ordini di arcate alte 25 metri e uno sviluppo in lunghezza di ben 827 metri, attraversa la vallecola dell’Albarregas e vede il suo caput aquae nel cosiddetto “lago di Proserpina”, un bacino artificiale (ancora conservata la diga di età romana!)posto a 4 km dalla città.

L'acquedotto "Los Milagros" (da www.repelando.com)
L’acquedotto “Los Milagros” (da http://www.repelando.com)

 

Ma di certo non finisce qui. La passeggiata lungo i monumentali bastioni conduce all’affaccio sul Rio Guadiana, solcato dal poderoso ponte romano, lungo ben 762 mt, alto 11 sul pelo dell’acqua, largo 5 e composto da una successione di 60 arcate in granito.

Il ponte romano sulla Guadiana (da wikimapia.org)
Il ponte romano sulla Guadiana (da wikimapia.org)

 

E infine il MNAR (Museo Nacional de Arte Romano). Nato da una piccola collezione locale oltre 170 anni fa, oggi il MNAR è un museo all’avanguardia che con i suoi ben 36.000 pezzi sa coinvolgere ed affascinare i visitatori. Vasto, arioso ed elegante nella sua raffinata sobrietà erede delle forme architettoniche antiche; ampi corridoi voltati in cotto che volutamente ricordano le arcate dell’acquedotto. Reperti esposti sapientemente in modo da dare loro evidenza e risalto senza stancare l’occhio del visitatore.

Il MNAR di Merida (da www.turismoextremadura.com)
Il MNAR di Merida (da http://www.turismoextremadura.com)

Mèrida, la “Roma di Spagna”, perla dell’Extremadura, vi conquisterà!

Stella

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