Ma chi è Gion? Misteriose presenze nella Cattedrale di Aosta

Già… chi è? E soprattutto che ci fa in Cattedrale ad Aosta? Per cominciare il nostro viaggio alla ricerca del misterioso Gion, iniziamo col recarci nella zona del presbiterio dove, alle spalle dell’altare, si sviluppa il bellissimo mosaico dei Mesi e dell’Anno, vero capolavoro di tecnica musiva risalente alla fine del XII secolo.

LO SCORRERE DEL TEMPO

Era una moda assai diffusa quella di ricordare l’eterno ciclo del Tempo attraverso la raffigurazione dei dodici mesi; un tempo naturalmente sorvegliato e protetto da Dio. E anche qui in Cattedrale è Cristo, raffigurato giovane (un’eterna giovinezza) in trono a dominare il Tempo degli uomini scandito dalle ben note attività dei campi.

Cristo è il centro dell’universo e governa i moti celesti tenendo nelle mani il Sole e la Luna. Tutt’intorno i moti sempiterni e circolari dell’universo in rapporto ai quali la vita di un uomo non è che un attimo, un battito di ciglio. Ma l’uomo misura il suo tempo con lo scorrere dei giorni, dei mesi, delle stagioni. E ogni stagione ha i suoi ritmi, le sue precise attività. In un tempo in cui l’agricoltura occupava gran parte della vita umana, era importante calcolare le lune e le levate di determinate stelle che servivano a capire se era giunto il tempo oppure no. E tutto questo era monitorato e garantito dalla superiore ed imperscrutabile potenza divina.

ANTICA TRADIZIONE

Il ciclo dei Mesi è un’antica tradizione iconografica che compare già all’inizio del XII secolo tra le decorazioni scultoree delle Cattedrali europee. Ma l’usanza risale ad una ancor precedente tradizione ellenistica di illustrare con miniature i calendari, in cui i mesi apparivano sotto forma di personificazioni legate a modelli iconografici di età classica.

La tradizione di raffigurare i Mesi fu trasmessa al Medioevo che apportò alcune modifiche iconografiche legate al carattere agricolo, feudale e cristiano della società; in epoca carolingia (IX secolo) le personificazioni vengono sostituite da figure ritratte nello svolgimento di un’attività lavorativa caratteristica di ciascun mese dell’anno. Tra l’XI e il XII secolo il rinnovato ciclo dei Mesi acquista sempre maggiore importanza e si struttura in serie iconografiche diversificate da regione a regione, in relazione alla varietà del clima e del ciclo agricolo. Il lavoro nella società comunale recupera un valore positivo e viene considerato un’attività nobilitante e salvifica, attraverso cui l’uomo può riscattarsi e partecipare al piano della Redenzione. E’ il lavoro, infatti, a garantire un nuovo slancio alla civiltà europea, un rinnovato benessere che viene celebrato attraverso le grandi decorazioni; l’immagine dei Mesi nei cicli decorativi degli edifici romanici esprime proprio questo nuovo ruolo del tempo del lavoro umano, la cui sacralità viene ribadita attraverso le rappresentazioni dei Segni zodiacali e delle costellazioni che, spesso, affiancano le immagini dei Mesi nelle decorazioni.

PARENTESI GUCCINIANA

Scusate, ma ci sta davvero bene! La splendida “Canzone dei Dodici Mesi” di Guccini… se volete ascoltarla

Viene Gennaio silenzioso e lieve, un fiume addormentato
fra le cui rive giace come neve il mio corpo malato, il mio corpo malato…

Sono distese lungo la pianura bianche file di campi,
son come amanti dopo l’avventura neri alberi stanchi, neri alberi stanchi…

Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino, ma nei convitti e in piazza
lascia i dolori e vesti da Arlecchino, il carnevale impazza, il carnevale impazza…
L’inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza
nei primi giorni di malato sole la primavera danza, la primavera danza..

Cantando Marzo porta le sue piogge, la nebbia squarcia il velo,
porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo, il riso del disgelo…
Riempi il bicchiere, e con l’inverno butta la penitenza vana,
l’ala del tempo batte troppo in fretta, la guardi, è già lontana, la guardi, è già lontana…

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare.

Con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce Aprile viene,
quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele, che ti chiamò crudele…
Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l’amore,
come la terra dorme nella notte dopo un giorno di sole, dopo un giorno di sole…

Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera,
il nuovo amore getti via l’antico nell’ ombra della sera, nell’ ombra della sera…
Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore,
mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e a Folgore…

Giugno, che sei maturità dell’anno, di te ringrazio Dio:
in un tuo giorno, sotto al sole caldo, ci sono nato io, ci sono nato io…
E con le messi che hai fra le tue mani ci porti il tuo tesoro,
con le tue spighe doni all’ uomo il pane, alle femmine l’ oro, alle femmine l’ oro…

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare…

Con giorni lunghi di colori chiari ecco Luglio, il leone,
riposa, bevi e il mondo attorno appare come in una visione, come in una visione…
Non si lavora Agosto, nelle stanche tue lunghe oziose ore
mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore, di vino e di calore…

Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’ età,
dopo l’ estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità…
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità…

Non so se tutti hanno capito Ottobre la tua grande bellezza:
nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza, prepari mosto e ebbrezza…
Lungo i miei monti, come uccelli tristi fuggono nubi pazze,
lungo i miei monti colorati in rame fumano nubi basse, fumano nubi basse…

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare…

Cala Novembre e le inquietanti nebbie gravi coprono gli orti,
lungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti, si festeggiano i morti…
Cade la pioggia ed il tuo viso bagna di gocce di rugiada
te pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada, in fango della strada…

E mi addormento come in un letargo, Dicembre, alle tue porte,
lungo i tuoi giorni con la mente spargo tristi semi di morte, tristi semi di morte…
Uomini e cose lasciano per terra esili ombre pigre,
ma nei tuoi giorni dai profeti detti nasce Cristo la tigre, nasce Cristo la tigre…

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare
che non sai mai giocare, che non sai mai giocare
che non sai mai giocare, che non sai mai giocare…

TORNIAMO IN CATTEDRALE

Si comincia (o almeno, noi oggi siamo abituati a cominciare perché un tempo l’anno iniziava con Marzo/Aprile, ossia con la primavera dominata dal segno dell’Ariete) con Gennaio. Ianuarius è raffigurato come il dio romano Giano: bifronte, rivolto tanto al vecchio quanto al nuovo; per una porta che si chiude, ce n’è un’altra che si apre.

Gennaio. Mosaico inferiore della Cattedrale (foto di Enrico Romanzi)
Gennaio. Mosaico inferiore della Cattedrale (foto di Enrico Romanzi)

Februarius ci ricorda che il clima è ancora rigido e che è preferibile dare la priorità alle attività domestiche; una donna si scalda davanti al fuoco acceso. Febbraio, mese del fuoco, della Candelora, della prima tanto attesa luce dal sapor di primavera.

Febbraio. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)
Febbraio. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)

E arriva Marzo. Si torna in campagna per dedicarsi alla potatura e alla cura della vigna. Tuttavia, poiché il vento è freddo e il clima mutevole, il contadino indossa ancora il caldo mantello invernale.

Marzo. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)
Marzo. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)

Aprile, il mese preferito dall’uomo medievale (anche da me perché ci sono nata!), riempie i prati di fiori invitando a stare più tempo all’aperto.

Aprile. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)
Aprile. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)

Maggio incede cavalleresco: è il trionfo della primavera e il signore può finalmente tornare in sella al suo cavallo e dedicarsi alla caccia.

Maggio. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)
Maggio. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)

In Giugno si falciano i prati; l’11 del mese, San Barnaba, tradizionalmente si avviava questa attività. E qui vediamo il contadino che conficca con vigore la sua falce nel folto dell’erba. E’ estate.

Giugno. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)
Giugno. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)

A Luglio prosegue il lavoro nei campi e il contadino compone le fascine.

Luglio. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)
Luglio. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)

Agosto è il mese della battitura del grano e infatti lo vediamo con l’attrezzo abituale; i chicchi venivano così separati dalla pula e dalla paglia.

Agosto. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)
Agosto. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)

Arriva Settembre. Il contadino ha appena il tempo di riprendere fiato e già comincia la vendemmia. Qui vediamo il vignaiolo che danza allegramente nella tinozza con le gambe nude.

Settembre. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta. (foto di Enrico Romanzi)
Settembre. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta. (foto di Enrico Romanzi)

A Ottobre torna a soffiare quel vento già freddo di fine autunno; il contadino ha nuovamente indossato il mantello invernale e si appresta alla semina. Il grano riempie il suo grembiule e il braccio si prepara a spargere il seme che dovrà dormire in terra, protetto dalla coltre nevosa, per tutto l’inverno. “Sotto la neve il pane” dicevano i nonni!

Ottobre. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta. (foto di Enrico Romanzi)
Ottobre. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta. (foto di Enrico Romanzi)

Con Novembre occorre prepararsi all’arrivo dell’inverno e il contadino va a fare provvista di legna. Qui lo vediamo tornare a casa con la schiena curva sotto il peso dei rami raccolti.

Novembre. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)
Novembre. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta (foto di Enrico Romanzi)

Ed ecco infine Dicembre. E’ il momento di uccidere il maiale in vista sia dei grassi e festosi banchetti natalizi che delle necessarie scorte domestiche per la brutta stagione. Dal freddo ci si ripara anche coi cibi “giusti” e, si sa, del maiale non si butta via niente!

Dicembre. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta. (foto di Enrico Romanzi)
Dicembre. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta. (foto di Enrico Romanzi)

SI’… MA CHI E’ GION??

Abbiamo ripercorso tutto l’anno. Ma ancora non abbiamo capito “chi è Gion”!!

Se aguzzate la vista, allora lo noterete. Ma sì, lassù in alto nell’angolo a destra. Eccolo il nostro Gion che si sporge curioso ad osservare le umane vicende. Sospeso ad una corda guarda verso l’angolo opposto da cui si affaccia l’amico Fison. Gion e Fison, insieme ai ben più noti Tigri ed Eufrate, sono gli altri due fiumi del Paradiso terrestre. Gion (anche chiamato Geone o Ghione) è stato interpretato come il Nilo, mentre Fison, qui rappresentato mentre porge una brocca, dovrebbe essere il Gange o l’Indo.

Il fiume Gion. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta. (foto di Enrico Romanzi)
Il fiume Gion. Mosaico inferiore della Cattedrale di Aosta. (foto di Enrico Romanzi)

Ecco chi è Gion! Dal folto dell’Eden sgorga portando la vita. Quella che poi ogni Uomo, sorvegliato da Dio, vive anno dopo anno nella speranza dell’altra vita, quella eterna…appunto.

 

Stella

 

2 pensieri riguardo “Ma chi è Gion? Misteriose presenze nella Cattedrale di Aosta

    1. Grazie Donato!!! Bisognerebbe solo chiedere in Curia che venga tenuto illuminato oppure che venga posizionato sull’affaccio un pannello che aiuti le guide a dare tutte le info del caso mostrando i dettagli..altrimenti..quando la gente non vede, neppure apprezza!

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