Nel piccolo e prezioso giardino del castello di Issogne. Il trionfo dell’amore.

Niente torri merlate. Niente caditoie né fossato. Niente feritoie, né inferriate, né ponti levatoi. Niente di tutto questo. Issogne splende in eleganza e raffinatezza. Ad Issogne rifulge la vita, non la guerra. Grandi e luminose finestre crociate, delicati affreschi ricchi di colore che mescolano realtà e fantasia…Lusso, ricercatezza, gusto del buon vivere: questo troverete ad Issogne. E’ una vera piccola corte dominata dalla cultura e dai fasti di una sontuosa dimora signorile. Un nobilissimo edificio che, ancora oggi, riflette lo stile, il gusto e l’intelletto del priore Giorgio di Challant, “uomo del Rinascimento”, sicuramente il più grandioso mecenate che la Valle d’Aosta ricordi.

IL GIARDINO ALL’ITALIANA

Non è nostra intenzione raccontarvi qui la lunga storia del castello, né illustrarvi le sue fasi architettoniche e decorative; né anticiparvi le tante meraviglie artistiche che incontrerete nelle sue stanze o sotto i suoi loggiati. Ci soffermeremo su un luogo molto particolare del palazzo. Un luogo “sempre verde” dove ogni elemento racchiude un simbolo. Un luogo che è un vero inno alla vita: il giardino.

Uno scrigno di luce dal disegno sapiente e geometrico. Un viridario umanistico profilato da siepi e stradelle ghiaiose. Uno spazio intimo, privilegiato, simbolico legame tra l’edificio e la natura che lo circonda. Qui uomo e natura si incontrano, si sposano ritrovando l’armonia. La corte di Issogne è ingentilita da un piccolo ma ben curato giardino all’italiana. Estraneo al mondo esterno ma pulsante di vita; animato da aiuole e vialetti, inondato dal sole e incorniciato dalla perfetta sequenza delle finestre e delle arcate.

LA FONTANA DEL MELOGRANO

Di fronte, in evidente allineamento, spicca un vero gioiello scultoreo ed iconografico:l’emblematica Fontana del Melograno.

Entrando, dopo aver superato l’ombra dei porticati e dell’androne, eccola lì, proprio davanti agli occhi. Quasi vi aspettava… Da più di mezzo secolo gorgoglia e rallegra la corte interna del castello. Di certo colpisce per l’eccezionale maestria che la produsse, per la sua fama che la fece addirittura riprodurre nel borgo medievale del Valentino di Torino.

Un capolavoro, senza dubbio. Ma, a ben guardare, c’è di più!

Partiamo dalla vasca. Perfetta, geometrica, ma soprattutto…ottagonale. Come i battisteri. L’8 simboleggia la vita, il ciclo infinito di nascita-morte-rinascita (l’ottavo giorno è infatti quello della Resurrezione). Ambizione ed augurio di eternità. Molti studiosi, per questo (ma anche per altri) motivi, vi avrebbero visto una sapiente e colta riproduzione della Fontana dell’eterna giovinezza, mistica e leggendaria sorgente di rinascita ed eterna gioventù spesso raffigurata nelle opere d’arte medievali. Pensiamo, solo per fare un esempio, a quella del Castello della Manta a Saluzzo (CN), non così distante da noi per area geografico-culturale, né per epoca di realizzazione. Ultimi decenni del XV secolo: Issogne viene plasmata dalla mani e dall’intelligenza di Giorgio di Challant. Quattro zampilli, interpretati come i 4 fiumi del mitico giardino dell’Eden: il Tigri, l’Eufrate, il Ghicon (forse il Nilo) e il Pison (probabilmente il Gange).

Questa fontana fu voluta come dono per le nozze del conte Filiberto con Louise d’Aarberg, avvenute nel 1502.

Un matrimonio che, quindi, si sperava felice, eterno (appunto) e prolifico. Sì, perché al centro di questa vasca si erge un albero. Nonostante il nome ormai noto, non è un semplice melograno. E’ un intrigante ibrido tra un melograno e una quercia. Chiaramente voluto. Noterete, infatti, le foglie della quercia unite ai frutti del melograno. E sapete perché?

La quercia è l’albero forte e robusto per antonomasia. E’ grande, imponente, coriacea. In piùracchiude in sè l’idea stessa di eternità perché sulla sua folta chioma nascono i fiori di entrambi i sessi. Per la civiltà classica (di cui il priore Giorgio era pregno) la quercia, robur alla latina, era l’albero scelto da Giove, l’albero cosmologico per eccellenza. Il più alto, quello che sapeva unire terra e cielo.

Il melograno da sempre simboleggia il matrimonio, la sessualità, la fecondità. Antica pianta sacra della dea Giunone, veniva regalata in occasione delle nozze (appunto). Il frutto del melograno rappresenta l’utero della donna al cui interno giacciono tanti semini, in attesa di dare l’atteso e molteplice frutto assicurando la continuità della famiglia.

In più, aguzzando la vista, si potranno distinguere, mimetizzati tra i rami, le foglie e le volute,piccoli esseri fantastici: dei draghi, ad esempio, il cui compito era quello di proteggere l’albero tenendo lontani il male e l’invidia.

Una continuità resa apossibile da fortunati matrimoni che vengono celebrati e ricordati dalla ricca sequenza di stemmi araldici dipinti tutt’intorno sulle pareti del cortile. E’ Le Miroir des Enfants de Challant, lo Specchio dei figli di casa Challant, altro espediente per sottolineare l’elevata nobiltà del casato e gli importanti ed illustri vincoli di parentela contratti per matrimonio.

E quindi, quale stagione migliore se non la primavera per visitare un simile palazzo? Tra gli ariosi e colorati loggiati, le scene di vita quotidiana si rincorrono, alternandosi all’araldica e a tutta una raffinata rete di simboli più o meno evidenti. Ma il tutto converge sulla Fontana. Vita, amore, augurio di eterna salute e felicità.

Stella

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